CV Attilio Zanelli

 

Attilio Zanelli, che era nato alla Serra il 16 settembre 1912, aveva trascorso gli anni della primavera della vita sotto le armi, partecipando a qui conflitti che per dieci anni avevano impegnato le nostre forze armate e negli ultimi cinque anche le popolazioni civili.

Diplomatosi all'Istituto Nautico di Genova per iniziare la carriera nell'allora prestigiosa marina mercantile, fu invece chiamato a prestare servizio con le stellette e quale ufficiale della Regia Marina trascorse a bordo delle nostre navi lunghi periodi di imbarco.

 

 

In particolare il suo destino fu legato alla torpediniera Sagittario sulla quale imbarcò a Fiume nel 1937, divenendone ben presto l'ufficiale di rotta. Proprio sul Sagittario (che nel corso del conflitto si distinse per 139 navigazioni di scorta a convogli, 11 ricerche per caccia antisommergibili e 20 missioni speciali) partecipò ad una delle imprese più strepitose della nostra Marina.

Era il maggio del 1941, due mesi dopo quel tremendo disastro che a Capo Matapan ci aveva privato di tre incrociatori, di due cacciatorpediniere e di molti validi uomini, e la Marina appoggiava la conquista tedesca dell'isola di Creta contrastata da forti formazioni inglesi. Due sole isolate minuscole torpediniere dovevano scortare due convogli di piccole, lente e vulnerabili imbarcazioni e motopescherecci carichi di truppe tedesche. Le torpediniere erano il Lupo, comandata dal Capitano di Corvetta Francesco Mimbelli e il Sagittario al comando del Tenente di Vascello Giuseppe Cigala Fulgosi; in quest'ultima era ancora imbarcato, con l'incarico di Ufficiale in seconda, il Tenente di Vascello Zanelli.

Dopo aver tentato di occultare alla vista del nemico con cortine fumogene la facile preda dei caicchi e dei pescherecci, Cigala Fulgosi, coadiuvato dal suo “Tenente” (come era allora chiamato l'ufficiale in 2^ delle unità sottili) andava all'attacco di quattro incrociatori col cannone ed il siluro, e con fredda determinazione, addirittura nascosto dalle montagne d'acqua sollevata dai mille proiettili che piovevano intorno alla nave, riusci a portare il temerario attacco a poche centinaia di metri da una unità nemica e a svincolarsi, incolume, quando gli incrociatori, increduli di trovarsi davanti ad una sola torpediniera, si allontanarono dal teatro della battaglia.

 

 

Analoga, temeraria azione venne svolta dal Lupo e mentre i comandanti delle due siluranti vennero decorati di medaglia d'oro al valor militare, allo Zanelli venne conferita la medaglia d'argento.

Se questa è stata la più clamorosa vicenda vissuta in guerra dal nostro ufficiale, ben altre più oscure, ma non per questo meno pericolose missioni, caratterizzano la permanenza di Attilio Zanelli sul Sagittario e, dal maggio 1943, sull'Impetuoso, unità analoga, che il 9 settembre dello stesso anno dopo aver lasciato La Spezia a seguito dell'armistizio, si trovò nelle acque della Maddalena quando venne affondata dai tedeschi la corazzata Roma ed in quella occasione l'attivo ufficiale si prodigò senza sosta nel salvataggio dei naufraghi della sfortunata nave.

Comandante dell'Impetuoso, che fu affondata dal proprio equipaggio nell'isola di Majorca ed il personale internato, era ancora una volta Cigala Fulgosi che aveva voluto quale suo secondo il Tenente di Vascello Zanelli a dimostrazione della sua illimitata fiducia nel collaboratore del quale in tante occasioni aveva apprezzato la notevole capacità professionale, lo spirito di iniziativa, il sereno comportamento anche nelle azioni più critiche e drammatiche quando non era facile mantenere la calma indispensabile a condurre uomini ed a far funzionare mezzi e armi.

E tale sereno comportamento unito ad un elevato senso del dovere ed a tanta passione per il suo lavoro, il Comandante Zanelli l'ha mantenuto anche negli altri incarichi che ha ricoperto nel dopoguerra a Taranto, Messina, La Maddalena fino all'ultimo comando, quello della Zona Fari della Liguria con sede alla Spezia.

Se le qualità militari del giovane Zanelli si sono rivelate nella loro pienezza nelle varie destinazioni di imbarco nell'ultimo conflitto (e oltre la medaglia d'argento già citata lo testimoniano anche due medaglie di bronzo e tre croci di guerra) in tempo di pace sono state soprattutto le qualità umane a palesarsi in modo significativo:il carattere gioviale, aperto e generoso, la cordialità dei rapporti che aveva mantenuto costante attraverso gli anni anche con le persone del ceto più umile e schietto come i pescatori e tanti uomini di mare che caratterizzano l'ambiente lericino.

E la stima di cui godeva si è esternata nella partecipazione massiccia al suo funerale, prima fra tutti, oltre a tanti amici e gli iscritti all'Associazione Marinai d'Italia e altre associazioni d'arma, quella del Comandante in Capo Ammiraglio di Squadra Franco Papili.

Luigi Romani

 

Tratto da:

Attilio Zanelli – pubblicato sul numero 1 – Anno XVIII 1989 – de “Il Golfo dei Poeti” Periodico del Circolo Culturale “G. Petriccioli” di Lerici